Export manager di vino: il corso online per diventarlo

31 Maggio 2021

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Negli ultimi anni, la figura dell’export manager è diventata cruciale per piccole e grandi cantine vinicole. Il successo del vino italiano nel mondo, con gli eccezionali traguardi raggiunti nel 2019, è stato in grado di reggere molto bene anche al duro colpo assestato dalla pandemia ancora in corso.

Le perdite tutto sommato contenute riportate dai dati ufficiali Nomisma e Federvini relative ai numeri dell’export nell’anno nero delle economie mondiali hanno fatto ben sperare. Perdite ci sono state, e sarebbe stato strano il contrario, ma di gran lunga più contenute rispetto ad altri grandi player di settore come Francia e Spagna.

Nel 2020 l’Italia del vino, infatti, ha registrato complessivamente una flessione che non supera il -6%. Nulla in confronto al deficit da -10% spagnolo o, addirittura, quello del -17% dell’Eliseo. Dati che, se letti anche nell’ottica del triste primato italiano di nazione capofila in Europa ad aver subito gli effetti dell’emergenza, contribuiscono a restituire un quadro stabile e in salute della filiera enologica del Bel Paese.

Non a caso, proprio nell’anno della più grande crisi delle economie globali delle ultime due decadi, l’Italian Wine non ha solo perso di meno rispetto ai suoi competitor, ma anche guadagnato piccole fette di mercato in Paesi ancora poco considerati. Tra questi, la Svezia (+2,2% di importazione di vino italiano nel 2020) e la Svizzera (+4,3%). Sintomo che, nonostante gli obiettivi raggiunti, ci sia ancora molto da costruire.

Export Manager: cosa fa e perché è così importante

Il posizionamento a livello internazionale del vino italiano è stato il frutto di una grande e complessa sinergia tra cantine produttrici, consorzi e operatori del settore, tra cui gli export manager.

Specializzati su norme, cultura e canali del paese di riferimento, in grado di carpine tendenze e umori, un export manager è molto più di un “rappresentante”, quanto un vero e proprio partner della cantina.

L’export manager di vini non è solo un generico venditore, ma un professionista enologico a 360°, con competenze in materia di varietà, tecniche di produzione, mercati di riferimento, contributi e finanziamenti per vendere vini all’estero e, non da meno, un proprio portfolio di importatori e un’idea dei mercati di riferimento più adatti ad ogni vino.

Una figura che negli ultimi anni è divenuta imprescindibile al punto da rientrare ormai nell’ordinario anche delle piccole cantine. Proprio queste ultime, infatti, hanno subito sulla propria pelle gli effetti della crisi ancora in corso, causata principalmente dall’improvviso stop a fiere ed eventi di settore.

Un imprevisto che, insieme al blocco della ristorazione, nel giugno scorso aveva determinato un surplus di oltre 50 milioni di ettolitri ancora in giacenza nelle cantine italiane, fortunatamente smaltiti prima della successiva vendemmia grazie alle possibilità offerte dai matching online.

Wine exporting: il settore sta cambiando

È proprio grazie a internet è stato possibile nel corso dell’ultimo anno offrire un concreto sostegno alle cantine interessate o necessitate a fare export. Un segmento di mercato, quello dell’esportazione di vini, che interessa ogni anno oltre il 60% della produzione enoica nazionale.

Principali destinazioni: Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Russia.

Ma in un mercato globale in continuo mutamento, anche grazie alla continua innovazione tecnologica, il mondo vino non può restate indietro. Per questo, l’export management odierno, a differenza del passato, non prevede più esclusivamente gli appuntamenti in fiera, ma un mix combinato di strategie offline e online, necessarie a garantire i numeri di cui la filiera ha bisogno.

Le nuove piattaforme per lo scouting e i tasting online, note anche come fiere digitali, offrono nuove occasioni alle cantine, incontrando soprattutto i bisogni delle aziende più piccole. Proprio queste, infatti, rappresentano ciò che da sempre il pubblico internazionale cerca nel vino italiano: autenticità, tradizione, passione e qualità. Concetti ai quali da oggi va ad aggiungersi anche la “digitalizzazione”, intesa come capacità di interagire da remoto con importatori interessati ai vini made in Italy.

Un aspetto divenuto ormai imprescindibile per vendere vino all’estero in paesi come Cina e Stati Uniti e che la pandemia ha contribuito ad accelerare anche nel resto del mondo. Strumenti che fanno ormai parte del lavoro dei moderni export manager italiani: legati alla tradizione ma sempre più orientati al futuro.

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